Un terribile incidente nei boschi del Trentino ha coinvolto un uomo e un’orsa. Non si conosce la dinamica dei fatti ma si è accertato che l’uomo è deceduto a seguito delle ferite inferte dall’orsa, già identificata per mezzo del DNA. L’orsa era già stata avvistata in compagnia dei cuccioli. La drammaticità del fatto – in un Paese, come il nostro, sempre pronto a invocare la forca – ha attualizzato il problema della convivenza tra uomini e animali selvatici e, naturalmente, il tema del capro espiatorio. Gli animali selvatici, si sa, sono visti come un problema: o sono troppi o danneggiano l’agricoltura e gli allevamenti, o causano incidenti. L’essere umano – e le istituzioni che dovrebbero regolamentare la convivenza con gli animali – non è mai colpevole. Neppure quando violenta altre parti della natura, come montagne, fiumi, eccetera. Nessuno ordina l’abbattimento di una montagna, perché gli scalatori sono precipitati. Nessuno ordina il prosciugamento del fiume nel quale un nuotatore è affogato. Nessuno si sogna di utilizzare questi rimedi per neutralizzare problemi che è l’uomo stesso a cagionare, magari un po’ alla volta, e sempre irresponsabilmente. Quando ci sono animali, invece, li si vorrebbe imputare di reati e onerare di responsabilità: solo di quelli selvatici, però, perché nel caso di animali di proprietà, come è noto, il proprietario o detentore è responsabile civilmente e penalmente – sussistendone i requisiti – di quello che l’animale provoca (come qualsiasi custode o come qualsiasi soggetto responsabile di un bambino o di un incapace).

La Provincia Autonoma di Trento ha ordinato la cattura e l’uccisione dell’orsa. Subito le associazioni si sono mosse per sospendere l’ordinanza e il TAR ha concesso una sospensione cautelare che sembra non essere una mera moratoria.

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Avv. Annalisa Gasparre

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